Ricevo e pubblico questa ben ragionata e non del tutto convinta adesione all’appello di Saviano.
Aggiungo che questa proposta di legge è probabilmente anche un grimaldello per scassinare il parlamento, tornare alle urne e chiedere quindi al popolo rinnovati poteri, integrità ed indennità per il Presidente del Consiglio.
Cambierei così il titolo:
“Non peggiorate la già gravissima situazione della giustizia democrazia”.
Da: Eugenio Di Ruscio
Date: 15 novembre 2009 18.57
Oggetto: diversi appelli per l’itaglia
A:
Libertà e Giustizia chiede di inviare questa mail ai presidenti di Camera e Senato:
Ai presidenti di Camera e Senato:
Fermate lo scempio della giustiziaIl Parlamento che approva il lodo Ghedini, ennesima legge per premiare i potenti e massacrare i più deboli, non mi rappresenta
Gli indirizzi sono: schifani_r@posta.senato.it, fini_g@camera.it e cc lgiustizia@yahoo.it
Il testo mi sembra conciso nelle intenzioni, anche se un po’ verboso nella parentetica e ottimistico nell’oggetto, ma complessivamente chiaro. Tutto sommato condivisibile e che non cerca di muovere a pietà, se si eccettua, appunto l’oggetto. Penso di mandarlo. Magari lo cambio con “Non peggiorate la già gravissima situazione della giustizia”.
Roberto Saviano invece scrive:
PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
E leggendo questo testo ho capito perché Saviano mi ha sempre insospettito.
“io non rappresento altro che me stesso” e se ne cruccia! Ma se è la condizione ottimale per promuovere un’iniziativa civile! Perché, per essere ascoltati bisogna rappresentare più persone? O bisogna essere più importanti di un comune cittadino? Uno uguale, come si dice, più uguale? In questo caso saremmo di fronte al complemento di Berlusconi. Ma non è così. Saviano sta adoperando quella bassa retorica di chi dice di essere uno qualunque quando non lo è, e immagina di incutere paura all’interlocutore proprio ricordandogli, con la negazione retorica iniziale, che egli rappresenta non solo se stesso, ma una vasta massa di persone.
Poi rappresenta pure la sua parola (che evidentemente, a differenza di chi non ha scritto Gomorra, è ben importante).
Va avanti con le credenziali: il suo mestiere di scrittore. Come se a fare lo scrittore si fosse tutti facilmente contro il lodo Ghedini.
Alla fine è pure un cittadino, deo gratias, ma questa condizione non andrebbe usata per motivare la propria opinione. è la conditio sine qua non per avere il diritto di dirla, mi sembra.
Eppoi chiede. Chiede a Berlusconi di ritirare la legge sennò la giustizia in Italia va a puttane. Perché, pensa che Berlusconi non lo sappia?
Ma alla fine tira fuori l’argomentazione decisiva: non è una questione politica. È una questione di diritto. Non è la destra né la sinistra. Evidentemente il diritto deve essere sopra le parti.
Il fatto che una parte politica abbia approntato quella che lui reputa una distruzione del diritto, o il rischio di una distruzione del diritto in Italia, per essere precisi e dirla con lui, deve essere un errore veniale di quella parte, uno sbaglio, non se ne dev’essere avveduta, adesso glielo dice lui e si correggono.
D’altra parte forse ha ragione lui: se adesso tirassimo fuori un po’ di buon senso, destra e sinistra, e ci rendessimo conto che non si possono salvare tutti per salvare uno solo, con un po’ di dialogo, o di confronto, si fa una bella legge legge costituzionale che coi dovuti modi salva quello solo, e pure il diritto è salvo in Italia, con la collaborazione della destra e della sinistra
“I miei sogni in uno scatolone la smania di vendere ci ha fregati”